Scultura in bronzo
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Per molti anni professore all'Ecole Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi, membro del comitato direttivo del Salon de Mai, si dedicò dapprima all'incisione. Collabora dagli anni '80 con la rivista Passages d'Encre.
Il mondo chiuso di Patrick Devreux è quello dei suoi interni, di cui trasmette la poesia nello specchio di una realtà trasposta. Il soggetto fissa forme senza tempo senza perdere la sua verità; la tela diventa il luogo dell'infinito dove si consuma ogni accenno di illusione. La volontà di vietare qualsiasi ricorso al realismo porta l'artista a spogliare i suoi temi, limitandoli agli interni e al nudo.
I contorni si sfumano per favorire l'emergere di un modo più espansivo, generoso e sobrio nel modo in cui Patrick Devreux suggerisce il confinamento compatto delle cose nel tempo sospeso.
I volumi esitano tra l'affermazione del loro involucro e il loro dissolvimento nella luce trasparente che conferisce all'intera composizione una verità immobile.
Patrick Devreux mette in discussione la complementarità tra interno ed esterno. Il punto qui è vedere e non guardare. Vedere nel senso in cui lo sguardo cessa di agire, di costruire, oppure si lascia penetrare e, per così dire, sorprendere dalle cose lì disposte.
Siamo lontani dal rumore. Nessuna distrazione. Allora appare qualcosa che di solito non vediamo in un luogo, a forza di esserci, di essere occupati lì.
(estratto da Lydia Harambourg e Nicole Malinconi)
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