Elisabetta Martinez
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Elisabetta Martinez

Italia • 1963

Biografia

Un'altra Roma in camera da letto

Un viaggio nella Città Eterna, Roma, i suoi monumenti e le sue dee, con gli occhi dei sogni e la magia del risveglio.

Chiudi gli occhi. Immagina Roma. Tutte le foto che hai visto, i film, i tuoi ricordi. Ok, va bene. Ma se sei Elisabetta Martinez e fai la stessa cosa, ottieni qualcosa di diverso. È un'altra Roma nella stanza. Le visioni diventano sogni. I monumenti diventano sussurri. Le dee diventano abbracciatrici. Entrare in questo progetto è come tuffarsi in un'altra dimensione, dove Roma ti sta davanti trasfigurata, respirando profondamente e con calma, masticando le tue aspettative e le tue rappresentazioni.

Ho incontrato le opere di Elisabetta colpita dai suoi "faccini", il loro sguardo voluminoso si è rapidamente trasformato in una fiamma di memoria: inalando questo fumo sacro, sono stata catapultata in un'altra Roma. I colori parlavano dolcemente ma con forza, prendendo forma attorno alla mia immaginazione e ho iniziato il mio viaggio verso questa meravigliosa “nuova” città. L'equilibrio tra la dolcezza di queste visioni e la solidità dell'importanza di Roma mi ha fatto innamorare di queste opere. E ho voluto subito condividere queste emozioni con tutte le persone che, nel quadro delle limitazioni imposte dalla pandemia globale, non possono raggiungere fisicamente la Città Eterna. In questo modo chiunque potrà tornare a camminare dentro Roma e avere un'altra Roma nella stanza.

La mia Roma, Elisabetta parla

Roma, troppo grande per me, senza limiti nella sua complessità storica e narrativa; solo così, cioè ridotto a piccoli pezzi e semplici geometrie, può essere riconosciuto e raccontato attraverso la mia interpretazione. Fino al XVI secolo, del fiume Tevere si vedeva poco nelle vedute (vedute italiane) o impressioni figurative di paesaggi urbani, tranne che nelle piante urbane e nelle topografie, ma poi con i vedutisti (i pittori vedutisti) e la prospettiva del Rinascimento, si vedrà essere oggetto di numerose vedute, anche se è solo nel XVII secolo che rientra pienamente nel “vedutismo”, questo particolare genere pittorico raffigurante paesaggi urbani. La vista poi si allarga in immagini prospettiche del fiume, dei ponti e delle fabbriche; edifici grandi e importanti accompagnati da scene e rovine familiari, tracce di un passato sul punto di crollare e perdersi per sempre, reliquie impresse e congelate sulla tela.

Il Tevere scorreva e partecipava alla dilatazione del tempo e dello spazio, al movimento delle acque e degli uomini, alle feste religiose e pagane, ai riti e alle processioni propiziatorie sull'acqua, ai fuochi d'artificio; mentre la mole di Adriano (detta Castel Sant'Angelo) nella sua immobilità, come un immobile guardiano, guardava questi fugaci riflessi sul fiume, rivelando tante volte la precarietà di ogni cosa; e tutto, una volta finito lo spettacolo, sarebbe svanito e sarebbe tornato nero... sia precarietà che contemporaneità Tuttavia il vero paesaggio, i ponti; le sponde e gli alberi sono ancora lì... Ponti, Cupole, Muri e Strutture, forme potenti e potenti, grandi monoliti-segni della città costruiti con rocce ciclopiche e malte grasse. Queste parti del tessuto connettivo urbano rappresentano ciò che lega, sostiene e incolla oltre che divide, separa e isola; una “doppia” percezione della stessa realtà.

Questa raccolta di opere nasce da questo infinito gioco di unione poi separazione, in un viaggio fluttuante e visionario, di una percezione onirica, sempre oscillante tra mistero e realtà. La città rumorosa e veloce si ferma, congelata nei suoi antichi elementi primari: archi e rette, cupole e ponti, mura e fiume, tanti simboli ancestrali del nostro immaginario.

organico

Nato a Roma. Dedico la mia vita all'arte dal 1978, quando iniziò la mia formazione artistica nello studio d'arte di mio padre, il Maestro Luigi Martinez. In questi anni, mentre frequentavo i corsi di pittura, scultura e incisione, ho frequentato prima il diploma di maturità scientifica, poi nel 1989 ho conseguito il diploma di architettura presso l'Università “La Sapienza” di Roma. È stato allora che ho iniziato la mia carriera. come architetto nel mio studio a Roma e, quasi contemporaneamente, sono diventato assistente volontario presso la Facoltà di Architettura.

La passione per la pittura mi ha accompagnato in tutti questi anni, a partire dai primi disegni a matita o china, dove ho cominciato a sperimentare e concentrarmi sul tema del volto... Erano rappresentazioni essenziali e minimali, fatte di pochi segni e sfumature, che rappresentano sequenze di volti sovrapposti e annidati in un continuum di linee curve. La pittura ad olio e il suo fascino mi hanno conquistato solo in seguito e mi hanno portato a nuove sperimentazioni pittoriche, nell'ambito dei paesaggi urbani e della pittura figurativa. Il mio lavoro attuale è il risultato diretto di queste prime esperienze. Parlano di figure femminili fluttuanti, ripiegate su se stesse tra sogno e realtà; volti pensosi e deliziati dal sonno; scomposto e ricomposto da elementi geometrici e “tagli” che interrompono la continuità figurativa per dare una nuova interpretazione della forma.

“Geometrie e Forme” sono i temi dei miei studi e ricerche e seguono due percorsi espressivi che perseguo contemporaneamente. Da un lato, lo studio del corpo umano femminile ripiegato su se stesso, immerso in uno spazio interiore di meditazione e dolce distensione, interrotto nella sua continuità formale da nastri sovrapposti e ritmi geometrici, mai compresi nello spazio ridotto dalla tela. Il disegno resta un indizio, incompiuto, astratto, lasciando ampie parti della tela incomplete e senza bordi. Mi concentro invece su opere basate su forme archetipiche, misteriose figure primitive e simboliche compaiono su sfondi informali... Tracce, impronte di divinità senza tempo, definite da ampi e ricchi schizzi di colori Figure ispirate ai giganti di Nemrut Dagi in Turchia, i templi di Bayon in Cambogia, le sculture ciclopiche dell'arte egiziana e i Grandi Buddha.

Questo processo avviene attraverso una rappresentazione infinita che lascia allo sguardo e alla mente la possibilità di leggere un'immagine, delimitata da strutture aperte e dinamiche, dove possiamo cogliere qualcosa di invisibile; qualcosa che abbiamo dentro e che può essere decodificato solo dal nostro sguardo interiore. Nei miei ultimi lavori sperimento la costruzione del paesaggio urbano di Roma, interpretato e sintetizzato nei suoi segni primari ed elementi compositivi; sezionarlo e ricomporlo a partire dai suoi elementi fondanti; archi, cupole, tratti di muri, blocchi e lastre di marmo, sempre alla ricerca di una rappresentazione concisa e sommaria delle forme. L'uso di colori ad olio puro, applicati in sequenze e sovrapposizioni successive, crea sfumature, texture e trasparenze...il carboncino spesso rimane come traccia di quello che era il disegno iniziale o come uno smalto che rovina il colore...piccole applicazioni di la foglia oro o argento ampliano i piani di lettura, e la spatola è lo strumento principale del gesto creativo.

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