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È inverno, è tempo di introspezione. Questa mostra presenta l'ultima serie di lavori di Manon Couse. Questo giovane artista visivo e fotografo è interessato soprattutto alla condizione umana, al di là di ogni aneddotismo, attraverso dimensioni come l'infanzia, il tempo, il femminile, il maschile, la sessualità e la fede. Secondo lei, si tratta di domande che spetta a ciascuna generazione affrontare e il cui presente deve dialogare con le idee del passato, sia esteticamente che iconograficamente.
Questa serie di collage, che tende a racchiudere i suoi soggetti nudi in uno spazio cosmico rendendo lo spettatore voyeur come un Balthus, si inserisce in un lavoro più ampio sul Femminile e sulla questione di genere che l'artista non ha ancora finito di esplorare.
Attraverso lo studio del Rinascimento italiano e il suo legame con l'arte contemporanea, Manon Couse tenta di definire una costanza archetipica dell'ideale femminile. Nei secoli XV e XVI le donne si ritrovarono divinizzate e venerate in ruoli predefiniti, incarnando rispettivamente la bellezza fisica e la bellezza morale. La convivenza tra cristianesimo e neoplatonismo attribuisce questi ruoli distintivi a due grandi figure femminili: la dea Venere e la Vergine Maria.
Aristotele definì la perfezione nella sua Metafisica: “ciò che è completo è perfetto, ciò che è buono al punto che nulla è migliore, o ciò che ha compiuto il suo destino”. Queste due figure sono poi i rispettivi archetipi della forma del corpo femminile (ciò che è buono al punto che nulla è meglio) e della sua funzione (ciò che ha compiuto il suo destino). Ciò che è completo non sarebbe allora, come lo esprime così bene Umberto Eco, bellezza sensibile vettore di bellezza ultrasensibile? Manon Couse ha voluto quindi unire questi due archetipi in un unico ideale. Il femminile diventa quasi un paradosso, l'unione di due opposti in definitiva complementari.
Quest'ultima serie presenta donne, ragazze, forti, deboli, innamorate o amate, vivaci o estinte, profonde o meno, impersonali o uniche. L’artista si interroga allora: “donna, chi sono io?
oggetto del desiderio o persona che desidera? Una potenza creatrice o una potenza creata? Sono passivo o attivo? Come non interrogarsi in un mondo sessuale che sembra andare in pezzi? E poiché, come donna, sono rivoluzionata, mi chiedo chi sei, amico?"
La serie si conclude infatti con un nudo maschile che guarda amorevolmente la donna, e raffigura Mapplethorpe, rendendo così un omaggio più ampio alla fotografia di nudo, perpetuando il potere dell'aura artistica.