Scultura in bronzo
Le immagini di Sébastien Wasseller cercano di catturare l'impronta umana e il passare del tempo sugli edifici prima del loro restauro o della loro lenta e semplice scomparsa.
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Sébastien Wasseler è un fotografo francese nato a Besançon nel 1980, specializzato in fotografia di architettura. Dagli anni 2010, le rovine sono diventate il suo principale soggetto di studio; attualmente risiede a Strasburgo.
Il suo lavoro sui paesaggi industriali è stato particolarmente riconosciuto nell'edizione 2022 del concorso Archifoto organizzato dalla Casa Europea dell'Architettura dell'Alto Reno e dalla Camera di Commercio di Strasburgo.
PERCORSO E APPROCCIO DI CARRIERA ARTISTICA
Una formazione autodidatta
Cresciuto tra la Borgogna e la Franca Contea, due regioni colpite dalla deindustrializzazione, i luoghi abbandonati sono diventati paesaggi familiari e luoghi di gioco per l'infanzia del fotografo. L'atmosfera proibita e misteriosa che circonda questi edifici lo ha spinto a varcarne la soglia fin da giovanissimo.
Alla fine degli anni Novanta, Sébastien Wasseler si è formato in fotografia cinematografica, mentre iniziava gli studi universitari in storia e geografia. Influenzato dalla fotografia umanista, la fotografia di strada e di paesaggio sono state le sue prime fonti di ispirazione. Negli anni Dieci, il suo crescente interesse per l'architettura lo ha portato a esplorare luoghi marginali, quelli che, avendo perso la loro funzione originaria, non sono più notati dalla società, o addirittura trascurati e dimenticati. Equipaggiato con la sua fotocamera reflex digitale, ha iniziato a esplorare i siti abbandonati nelle sue immediate vicinanze. Una visita alla monumentale fabbrica tessile Rhodiaceta a Besançon ha segnato il punto di partenza del suo viaggio fotografico dedicato alle rovine.
I resti
I luoghi un tempo abitati e poi abbandonati dall'umanità sono ricchi di interesse. Prodotti materiali di un'epoca e di una civiltà, testimoniano il genio umano passato e la gloria scomparsa. Il loro disuso e l'assenza di occupazione umana non li rendono, tuttavia, spazi cupi, congelati e inanimati. Soggetti al passare del tempo, sono, al contrario, organismi viventi in perpetuo movimento. Vernice scrostata, carta da parati ammuffita, un muro crivellato di crepe, un tetto che crolla o una facciata ricoperta di vegetazione sono tutte tracce della presenza umana e sintomi di una rottura che significa che ciò che un tempo era non c'è più. La scoperta di questo stato di degrado non lascia indifferente nessuno spettatore. Evoca spontaneamente un'ampia gamma di emozioni e pone lo spettatore nella posizione di testimone di un passato passato che solleva interrogativi e porta con sé un significato. Queste vestigia, quindi, fungono da specchio della fragilità della nostra esistenza e della natura effimera delle nostre società e utopie; una sorta di moderna vanitas architettonica. Le trasformazioni energetiche, tecnologiche, economiche, sociali e culturali delle nostre società sono tutti temi di fondo. Le vestigia, in questo modo, mettono in discussione sia il legame che le nostre società instaurano con il passato, sia il rapporto che intrattengono con il futuro.
Le immagini di Sébastien Wasseller cercano di catturare l'impronta umana e il trascorrere del tempo sugli edifici prima del loro restauro o della loro lenta e definitiva scomparsa. La sua predilezione per le inquadrature ampie mette in risalto la scala dell'architettura e al tempo stesso inquieta lo spettatore, che viene catturato dalle prospettive, mentre le inquadrature più ravvicinate si concentrano sui dettagli architettonici. Il concetto di abbandono è a volte sottile, rivelato da un indizio minuscolo, a volte più evidente. La serie è quindi scandita dalla monumentalità degli edifici e dai dettagli del loro lento decadimento, che disorientano e sfidano lo spettatore.
La serie
Nel corso di circa quindici anni, Sébastien Wasseler ha visitato e fotografato diverse centinaia di edifici in Europa e negli Stati Uniti, che attualmente formano diverse serie:
La serie Primavera presenta ville abbandonate un tempo appartenute a ricche famiglie italiane. Le inquadrature ampie ne mettono in risalto l'architettura monumentale e ricca, mentre i primi piani più ravvicinati ne enfatizzano l'inventiva e la profusione decorativa, tra cui bassorilievi, affreschi, modanature e sculture. Invece di uno sguardo nostalgico a un'epoca passata e al suo splendore, questa serie offre una visione positiva che trascende l'iniziale sensazione di malinconia suscitata da queste vestigia destinate a una lenta scomparsa. Al loro interno, infatti, prospera un'intera comunità di vita organica, in continua evoluzione, grazie al trascorrere del tempo e delle stagioni, e agli effetti della luce, del sole e delle intemperie. Non è forse la primavera la stagione della rinascita e, dopo il lungo letargo invernale, la natura non ricomincia forse il suo ciclo perpetuo di vita?
- Nella serie Metropolis, Sébastien Wasseller estrae i luoghi comuni dalla loro funzione originaria per creare un senso di disorientamento nello spettatore e immergerlo nei confini di un mondo onirico e futuristico. Sfumando i confini tra realtà e soprannaturale, presente e futuro, l'artista mette in discussione il nostro rapporto con lo spazio e il tempo. In un'epoca in cui le innovazioni tecnologiche permettono alla fantascienza di ieri di permeare la nostra vita quotidiana, a quali punti di riferimento possiamo aggrapparci in un mondo che si muove a una velocità vertiginosa e in cui sembra così facile perdere l'equilibrio?
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