Scultura in bronzo
« Mi interessa la materia; quella povera degli elementi del comune, che acquisisce una profondità dell'oblio e della negligenza. » – Christian Gastaldi
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Christian Gastaldi è un pittore che non usa la pittura. La sua materia pittorica è la povertà degli elementi comuni a cui l'oblio e la negligenza hanno conferito un'umanità.
Come un archeologo del presente, raccoglie manifesti danneggiati sui muri delle città che percorre, dall'Europa al Sud America. Questi frammenti urbani, impregnati della memoria collettiva di un territorio, di un'epoca, nutrono il suo vocabolario plastico. Unendoli, disegnano la cartografia sensibile di un luogo, una topografia singolare.
Tornato in laboratorio, opera con gesti spogli di artificio. Lavorando in piedi, i suoi colpi di pennello sono strappi grezzi, fatti a mano, che a volte rivelano la stratificazione dei fogli accumulati. Non dipinge eppure le sue opere sono composte con la stessa rigore di un pittore, particolarmente attento all'organizzazione spaziale e cromatica degli elementi.
Ma passando dalla strada alla tela, l'affisse cambia natura. Decostruita, che rimane del suo messaggio? Se non forse la memoria del luogo, di ciò che è stato. Diventa allora sia traccia che indice. La materia, perissibile, è elevata al rango di oggetto sacro.
Le tele astratte di Christian Gastaldi evocano a volte un dipinto, a volte un intonaco o un tessuto. A partire dalle tracce materiali di una città, emergono un'astrazione poetica che conserva la memoria e l'identità del territorio. Ci fanno passare dall'immediatezza dell'evento all'esperienza della durata, trasformando una cartografia sensibile dei territori urbani in linguaggio pittorico.
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