EPICURE SENSI esplora i cinque sensi attraverso il piacere, la percezione e la coscienza, unendo arte contemporanea e installazione digitale in un dialogo tra pensiero epicureo e maimonideano, esplorando la nostra relazione con l'equilibrio, la riflessione e la memoria.
EPICURE SENSI
BAÏTELIZE × BON VIVANT
24 settembre 2026 | ore 19:00
Bon Vivant | 32 Ahad Ha’Am St, Tel Aviv
Curato da Myriam Marrache
“Il piacere è l'inizio e la fine di una vita felice.” Epicuro, Lettera a Menoeceo, § 128–129.
Una felicità misurata secondo Epicuro, in cui si cercano attivamente la consapevolezza di sé e la soddisfazione dei desideri naturali e necessari. Mentre questa filosofia riconosce le sensazioni come un criterio fondamentale di verità, Maimonide recita l'importanza di usare i cinque sensi al servizio del sacro, dirigendo queste facoltà e l'azione umana verso uno scopo più elevato: “La parte sensibile dell'anima è quella con cui l'uomo percepisce le cose sensibili…”. Moses Maimonides (Rambam), I Otto Capitoli (Shemonah Perakim), cap. 1, § 5.
Allegoricamente, i giardini dell'Eden ed Epicuro, le cui concezioni dell'esistenza umana divergono, una radicata in una concezione teologica, l'altra in una concezione filosofica, aprono qui una riflessione condivisa sulla nostra relazione con il piacere e l'equilibrio. Se i sensi ci permettono di afferrare il mondo esterno, cosa succede alla loro interiorizzazione? L'esposizione esplora il modo in cui le nostre percezioni sensoriali risvegliano la coscienza umana, nutriendo sia la riflessione che la memoria.
Il luogo d'incontro Bon Vivant, situato al 32 Ahad Ha’Am a Tel Aviv, offre un setting ideale per questa nuova esposizione: vini naturali eccezionali, un giardino sorvegliato da un'installazione digitale e un interno minimalista industriale occupato da opere d'arte.
Michal Mozes offre una visione contemporanea della natura morta, attraverso composizioni in cui alimenti grezzi, elementi floreali e oggetti di uso quotidiano si incontrano. Gli scultori Aviv Atias e SB Ceramics esplorano la materia organicamente, rendendo il tatto l'estensione naturale della vista. Hélène Zeray ci permette di intravedere le sue emozioni personali frammentate, dando forma a ciò che la percezione del mondo diventa al contatto con la coscienza, mentre Anna Muravich illustra un mondo interiore in formazione e movimento, e Dekel Harari, una nuova freschezza all'interno di una realtà contemporanea. Infine, Paul Rozenboim estende questa esplorazione occupando il giardino esterno con un'installazione digitale, aprendo l'esperienza sensoriale a un'altra dimensione.
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