Ogni esistenza lascia un segno.
Alcuni segni sono deliberati: un nome scritto su una città, un gesto ripetuto fino a diventare una firma, un segno fatto per affermare la propria presenza. Altri rimangono sotto la superficie, ricordi, affetti, ferite ed esperienze che modellano silenziosamente chi diventiamo.
Traces of Being unisce le pratiche distinte di Idan Zareski, Mitsumasa Kadota, SEEN, Beto Gatti e Ritchelly Oliveira, invitandoci a considerare l'identità non come qualcosa di fisso, ma come qualcosa continuamente scritto e riscritto.
Attraverso pittura, graffiti e scultura, la mostra si muove tra il visibile e l'intimo. Nel lavoro di SEEN, l'identità diventa un gesto pubblico: il nome si trasforma in immagine e presenza, portando nella galleria un linguaggio visivo radicato nelle strade di New York. Nei ritratti di Ritchelly Oliveira, il movimento si volta verso l'interno, verso l'affetto, la vulnerabilità e le esperienze emotive che modellano le nostre relazioni con noi stessi e gli altri.
Per Mitsumasa Kadota, la memoria viene trasformata attraverso colore, gesto e materia. Le sue tele suggeriscono che ciò che si trova sotto la superficie: storie personali, frammenti di esperienza, radici invisibili; può continuamente generare nuove forme. Beto Gatti affronta il sé contemporaneo attraverso l'introspezione e il paradosso, ponendo interrogativi sulla nostra relazione con il tempo, la tecnologia, l'ego e le realtà che costruiamo intorno a noi stessi.
In piedi tra queste diverse espressioni, Le Siffleur di Idan Zareski introduce un'altra possibilità: il semplice essere. Ispirata all'esperienza dell'artista in Costa Rica, la figura incarna una relazione spensierata con l'esistenza, mentre i suoi piedi sovradimensionati evocano la nostra connessione condivisa con la terra sotto di noi, oltre confini e divisioni.
Insieme, questi lavori suggeriscono che l'identità esiste da qualche parte tra ciò che ereditiamo e ciò che creiamo, tra ciò che rimane dentro di noi e ciò che scegliamo di lasciare indietro.
Siamo i segni che facciamo, ma anche i segni che sono stati fatti su di noi.
Traces of Being è un invito ad incontrare quei segni e attraverso di essi a considerare i molti modi in cui diventiamo ciò che siamo.
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