Mona Lisa bleue. La Joconde, 1979
Stampe : litografia · 89 x 60 x 1 cm 35 x 23.6 x 0.4 inch
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89 x 60 x 1 cm 35 x 23.6 x 0.4 inch Altezza x Larghezza x Profondità
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Descrizione
Presentazione
Jean-Pierre Vasarely, detto Yvaral, è un artista francese nato a Parigi nel 1934 ed deceduto nella stessa città nel 2002. Figlio di Victor Vasarely, figura importante dell'Op Art, sviluppa fin dagli anni Cinquanta una ricerca personale attorno all'astrazione geometrica, alla percezione e al movimento. Studiò arti grafiche e pubblicità alla École des Arts appliqués di Parigi tra il 1950 e il 1953, una formazione che gioca un ruolo importante nel suo approccio alla composizione, al colore e alla struttura visiva.
A partire dal 1954, Yvaral lavora nel campo dell'arte ottica e dell'arte cinetica. Le sue prime ricerche esplorano le possibilità offerte dalle forme geometriche, dalle ripetizioni, dai contrasti e dalle interazioni dei colori al fine di produrre effetti di vibrazione e movimento apparente. Il suo lavoro non cerca solo di rappresentare il movimento: invita lo spettatore a viverlo attraverso una percezione costantemente sollecitata. Le sue opere giocano così sulle nozioni di illusione, ritmo, profondità e spostamento visivo.
Nel 1960, Yvaral partecipa alla fondazione del Groupe de Recherche d'Art Visuel (GRAV) con Julio Le Parc, François Morellet, Francisco Sobrino, Horacio Garcia Rossi e Joël Stein. Il gruppo cerca di sviluppare un linguaggio visivo astratto fondato su elementi geometrici semplici e su un approccio sperimentale alla percezione. Questo approccio colloca Yvaral in una delle ricerche più importanti dell'arte cinetica e dell'arte ottica in Francia durante gli anni Sessanta. Le sue ricerche si estendono anche alla scultura cinetica e alle installazioni, come testimonia Structure optique en fils vinyliques transparents, realizzata nel 1963-1964 e conservata al Centre Pompidou. L'opera associa legno serigrafato e fili di nylon in una struttura concepita attorno a principi ottici e cinetici.
A partire dagli anni Settanta, Yvaral approfondisce le sue ricerche sui rapporti tra arte, matematica e tecnologia. Nel 1975, utilizza l'espressione « Arte digitale » per indicare una pratica fondata su regole numeriche o algoritmiche. Questa concezione del digitale non si riferisce ancora all'uso comune dell'informatica: Yvaral è interessato prima di tutto alla possibilità di costruire un'immagine a partire da sistemi, numeri e trasformazioni programmate. Successivamente, utilizza effettivamente il computer per elaborare e trasformare immagini, mentre le opere finali rimangono realizzate a mano.
Questo nuovo approccio gli permette in particolare di sviluppare serie di ritratti a partire da immagini immediatamente riconoscibili. Volti di personalità come Marilyn Monroe sono sottoposti a trasformazioni geometriche e digitali fino a diventare composizioni astratte, pur conservando abbastanza elementi affinché il modello originale rimanga identificabile. Yvaral crea così un dialogo tra figurazione e astrazione, tra immagine familiare e costruzione geometrica. Questa ricerca prolunga le sue preoccupazioni sulla percezione aprendo al contempo la sua opera alle premesse dell'arte digitale e dell'immagine generata secondo sistemi matematici.
Durante tutta la sua carriera, Yvaral partecipa a numerose mostre internazionali e la sua opera fa parte di importanti collezioni pubbliche. I suoi lavori sono conservati in particolare alla Tate, al Centre Pompidou, al Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, al Louisiana Museum of Modern Art e al Musée d'Art moderne de Paris. Il suo lavoro continua a essere presentato in mostre dedicate all'Op Art, all'arte cinetica e alle ricerche visive del XX secolo. Nel 2016, le sue opere hanno partecipato in particolare alla mostra The Illusive Eye al Museo del Barrio a New York.
Con il suo utilizzo della geometria, dei sistemi matematici, del colore e progressivamente dello strumento informatico, Yvaral occupa un posto singolare nella storia dell'arte ottica, dell'arte cinetica e dell'arte digitale. La sua opera stabilisce un legame tra le sperimentazioni visive degli anni Cinquanta e Sessanta e le nuove possibilità offerte dalle tecnologie digitali. Trasformando progressivamente la pittura in uno spazio regolato da regole, strutture e algoritmi, Yvaral contribuisce a rinnovare la relazione tra l'artista, l'immagine e la percezione.
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