Sisyphus Skull and Counting The Beats Diptych, 2024
Pittura : media misti · 195.6 x 337.8 x 5.1 cm 77 x 133 x 2 inch · Pronte da appendere
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Tecnica e supporto
Dimensioni ( cm • inch )
195.6 x 337.8 x 5.1 cm 77 x 133 x 2 inch Altezza x Larghezza x Profondità
Venduta da
Galleria d'arte
Referenze
Venditore certificato dal 2019 • Top Seller
Descrizione
"Cogliere le margherite" offre un ricco spunto di interpretazione filosofica, in particolare attraverso una lente heideggeriana. Ci invita a riflettere sulla nostra esistenza, sul nostro rapporto con la morte e sulla natura del mondo in cui viviamo.
Martin Heidegger (1889-1976), un importante filosofo del XX secolo, ha approfondito la natura dell'essere e dell'esistenza. Il suo concetto di "Dasein" (letteralmente, "esserci") si riferisce al modo unico in cui gli esseri umani esistono nel mondo. Il giardino, con il suo ciclo di crescita e decadimento, rappresenta il tempo ciclico della natura. D'altra parte, i droni da guerra simboleggiano il tempo lineare della storia, segnato dal progresso tecnologico e dalla violenza. La giustapposizione di questi due tempi crea una tensione che riflette l'esperienza umana di essere intrappolati tra natura e cultura, passato e futuro.
Al centro di questa immagine c'è un confronto con la mortalità. La figura centrale spettrale incarna la transitorietà dell'esistenza umana. Questo crudo richiamo alla morte mette in risalto il nostro essere nel mondo. La foresta e il giardino, simboli sia del selvaggio che del coltivato, la foresta, motivo ricorrente nel pensiero di Heidegger, fa da sfondo a questo confronto. Non semplicemente un ambiente fisico, ma un luogo in cui l'Essere si sviluppa, la foresta, con la sua intricata rete di sentieri e profondità nascoste, riflette la complessità dell'esistenza umana. È un luogo in cui scopriamo la nostra mortalità, i nostri limiti e la nostra interconnessione con il mondo naturale; il giardino, può essere inferito come uno spazio potenziale all'interno della foresta. Nella filosofia di Heidegger, il giardino rappresenta uno spazio coltivato, un luogo in cui l'intenzionalità umana plasma il mondo naturale, è un microcosmo della nostra relazione con l'Essere e rappresenta la nostra capacità di plasmare e coltivare il mondo che ci circonda. Il giardino, in questa immagine, è più di un paesaggio pittoresco, è un simbolo di speranza, resilienza e del potere duraturo della vita che ci ricorda che, anche nei momenti più bui, c'è sempre la possibilità di rinnovamento e crescita.
Il titolo della serie deriva da una delle tante conversazioni in cui Jorge Luis Borges, amante delle passeggiate e delle passeggiate per strade, parchi e giardini, in quelle conversazioni intendeva fermarsi, ascoltare attentamente e riuscire a distinguere tra rumore e caos. della città, le voci e i canti degli uccelli, e così, seguendo le voci degli uccelli, raggiunse i parchi e i giardini come se le briciole di pane gli fossero state lasciate dagli uccelli stessi e glielo avessero assicurato. In questi parchi e giardini era possibile trovare tutte le voci e i canti sepolti, che fossero semi o diamanti. Con questa serie, immagino Borges che cerca di posare il proprio sguardo sull'immagine sfocata che gli veniva rappresentata davanti, le luci lontane della città, le sue pubblicità e i suoi riflessi, le sagome e i suoi silenzi espressivi, cercando di scambiare i suoni con le forme, i canti degli uccelli come luci.
Alla domanda del filosofo coreano Byung-Chul Han: è possibile, in quest'era di digitalizzazione, guardare di nuovo la natura, riempirla di romanticismo? Ricorro a questa immagine di Borges, insistendo sul guardare, osservare e vedere, la serie Khloris è una metafora dell'inizio, del primo sguardo all'Eden, è un tentativo di incontrarsi di nuovo in quel silenzio espressivo di luce dove la prima volta ci scambiamo forme Dal desiderio.
Francisco Larios si avvale di influenze postmoderne, riconoscibili attraverso forme semplificate, linee e geometria sacra. La produzione di Larios non è una citazione o appropriazione acritica dei temi che lo interessano, ma un'esplorazione poetica dello stato del nostro rapporto con la fede, la volontà e il destino.
Dalla serie Khloris "Cogliere le margherite" offre un ricco terreno per l'interpretazione filosofica, in particolare attraverso una lente heideggeriana Ci invita a riflettere sulla nostra esistenza, sul nostro rapporto con la morte e sulla natura del mondo in cui viviamo.
Martin Heidegger (1889-1976), un importante filosofo del XX secolo, ha approfondito la natura dell'essere e dell'esistenza. Il suo concetto di "Dasein" (letteralmente, "esserci") si riferisce al modo unico in cui gli esseri umani esistono nel mondo. Il giardino, con il suo ciclo di crescita e decadimento, rappresenta il tempo ciclico della natura. D'altra parte, i droni da guerra simboleggiano il tempo lineare della storia, segnato dal progresso tecnologico e dalla violenza. La giustapposizione di questi due tempi crea una tensione che riflette l'esperienza umana di essere intrappolati tra natura e cultura, passato e futuro.
Al centro di questa immagine c'è un confronto con la mortalità. La figura centrale spettrale incarna la transitorietà dell'esistenza umana. Questo crudo richiamo alla morte mette in risalto il nostro essere nel mondo. La foresta e il giardino, simboli sia del selvaggio che del coltivato, la foresta, motivo ricorrente nel pensiero di Heidegger, fa da sfondo a questo confronto. Non semplicemente un ambiente fisico, ma un luogo in cui l'Essere si sviluppa, la foresta, con la sua intricata rete di sentieri e profondità nascoste, riflette la complessità dell'esistenza umana. È un luogo in cui scopriamo la nostra mortalità, i nostri limiti e la nostra interconnessione con il mondo naturale; il giardino, può essere inferito come uno spazio potenziale all'interno della foresta. Nella filosofia di Heidegger, il giardino rappresenta uno spazio coltivato, un luogo in cui l'intenzionalità umana plasma il mondo naturale, è un microcosmo della nostra relazione con l'Essere e rappresenta la nostra capacità di plasmare e coltivare il mondo che ci circonda. Il giardino, in questa immagine, è più di un paesaggio pittoresco, è un simbolo di speranza, resilienza e del potere duraturo della vita che ci ricorda che, anche nei momenti più bui, c'è sempre la possibilità di rinnovamento e crescita.
Il titolo della serie deriva da una delle tante conversazioni in cui Jorge Luis Borges, amante delle passeggiate e delle passeggiate per strade, parchi e giardini, in quelle conversazioni intendeva fermarsi, ascoltare attentamente e riuscire a distinguere tra rumore e caos. della città, le voci e i canti degli uccelli, e così, seguendo le voci degli uccelli, raggiunse i parchi e i giardini come se le briciole di pane gli fossero state lasciate dagli uccelli stessi e glielo avessero assicurato. In questi parchi e giardini era possibile trovare tutte le voci e i canti sepolti, che fossero semi o diamanti. Con questa serie, immagino Borges che cerca di posare il proprio sguardo sull'immagine sfocata che gli veniva rappresentata davanti, le luci lontane della città, le sue pubblicità e i suoi riflessi, le sagome e i suoi silenzi espressivi, cercando di scambiare i suoni con le forme, i canti degli uccelli come luci.
Alla domanda del filosofo coreano Byung-Chul Han: è possibile, in quest'era di digitalizzazione, guardare di nuovo la natura, riempirla di romanticismo? Ricorro a questa immagine di Borges, insistendo sul guardare, osservare e vedere, la serie Khloris è una metafora dell'inizio, del primo sguardo all'Eden, è un tentativo di incontrarsi di nuovo in quel silenzio espressivo di luce dove la prima volta ci scambiamo forme Dal desiderio.
Francisco Larios si avvale di influenze postmoderne, riconoscibili attraverso forme semplificate, linee e geometria sacra. La produzione di Larios non è una citazione o appropriazione acritica dei temi che lo interessano, ma un'esplorazione poetica dello stato del nostro rapporto con la fede, la volontà e il destino.
Dalla serie Khloris
Tecnica mista su tela
Dimensioni complessive: 77 pollici di altezza x 131 pollici di larghezza
Dimensioni individuali: 77 pollici di altezza x 65,5 pollici di larghezza
Montato su una barella
Presentazione
Francisco Larios pratica la pittura, il disegno open-concept e l'uso di software per creare ambienti visivi bi e tridimensionali. Nel suo immaginario la condizione postmoderna si realizza nel senso che la cultura contemporanea è il punto di partenza per lo sviluppo di ambientazioni che manifestano il ritorno a riferimenti sacri, temi filosofici e fabulazioni immemorabili.
Nel lavoro di Larios il paesaggio è trattato concettualmente, a volte come uno spazio in cui si sviluppano studi sull'onirico, sul legame tra l'essere umano e il suo ambiente e sulla natura degli oggetti; in altri casi, come la pratica della rappresentazione grafica di principi matematici, fisici e musicali che si allontanano dall’idea dell’orizzonte come linea di demarcazione e come limite.
La produzione di Larios è un'esplorazione poetica, ironica e riflessiva dello stato del nostro rapporto con la fede, la volontà e il destino.
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