Gato sin botas, 2024
Pittura : collage, media misti · 70 x 50 x 1 cm 27.6 x 19.7 x 0.4 inch
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A proposito dell'opera
Tipo
Pittura : Opera d’arte unica
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Tecnica e supporto
Dimensioni ( cm • inch )
70 x 50 x 1 cm 27.6 x 19.7 x 0.4 inch Altezza x Larghezza x Profondità
Venduta da
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Referenze
Venditore certificato dal 2023 • Top Seller
Descrizione
Gato sin botas, opera di Zeta Yeyati: un personaggio che sfugge al suo ruolo da favola
Gato sin botas (Gatto senza stivali) invita lo spettatore a immaginare cosa succede quando un personaggio sfugge al suo ruolo nel libro delle favole. Questo dipinto in tecnica mista su carta di 66x96 cm, che combina acrilico, stencil e collage, ritrae un gatto spogliato dei suoi stivali fiabeschi ma pieno di presenza e personalità. Il titolo ironico reimmagina la figura classica e la trasforma in un simbolo di individualità, di un'identità liberata dalle convenzioni. Il gatto, disegnato con linee essenziali e occhi espressivi, si staglia al centro della composizione con eleganza e autonomia. La tavolozza dei colori, basata su gialli, neri, grigi e rossi, crea un'atmosfera vivace e nostalgica. Il pezzo è arricchito da trame visive, macchie e materiali sovrapposti, che costruiscono una profondità narrativa e una complessità espressiva. Come in tutte le opere di Yeyati, i materiali sono recuperati, reimmaginati e infusi di valore poetico. Gato sin botas non è solo un ritratto, ma una gentile affermazione che il carattere e la bellezza possono emergere da ciò che viene trascurato o lasciato indietro.
Dal disegno alla materia poetica: una vita trasformata in arte Zeta Yeyati, nato a Burzaco nel 1965, è un artista visivo argentino il cui percorso creativo è iniziato con il disegno e la lavorazione del legno durante l'infanzia. Sebbene ampiamente riconosciuto per la sua carriera musicale, la sua vera voce artistica si è formata attraverso una relazione visiva con i materiali quotidiani. Il suo lavoro è radicato nel calore, nell'onestà e nel senso del recupero, scegliendo di evidenziare l'imperfezione come fonte di significato piuttosto che come difetto. La sua arte non riguarda lo spettacolo, ma l'evocazione della memoria, dell'umorismo e della risonanza emotiva.
Gato sin botas, opera di Zeta Yeyati, e il potere narrativo della materia recuperata Gato sin botas racchiude il suo metodo artistico. L'approccio di Yeyati è intuitivo e basato sull'esperienza. Si è formato sia in laboratori informali sia attraverso esplorazioni quotidiane di ambienti urbani, dove raccoglie frammenti di materiali scartati. In quest'opera, il gatto diventa un narratore senza parole, una figura che invita a molteplici interpretazioni. Attraverso la stratificazione, la trama e la sintesi grafica, Yeyati costruisce un personaggio che appare allo stesso tempo bizzarro e profondo. Gato sin botas trasforma una figura familiare in un silenzioso manifesto di individualità e libertà creativa.
Un personaggio che cammina a piedi nudi attraverso i nostri paesaggi interiori C'è qualcosa di tenero e silenziosamente rivoluzionario in questo gatto senza stivali. Non finge e non recita, semplicemente è. Attraverso un attento equilibrio di umorismo e poesia visiva, Zeta Yeyati crea un personaggio che parla di autenticità. Questo dipinto diventa una metafora di ciò che scartiamo o trascuriamo, e di come possa essere rivalutato attraverso l'arte. Gato sin botas è un gentile ma potente promemoria del fatto che non abbiamo bisogno di ornamenti per lasciare un segno, ma solo di verità nel modo in cui camminiamo nel mondo.
Presentazione
Zeta Yeyati (Burzaco, 1965) è un artista visivo che ha trasformato il riciclo in un linguaggio poetico e la materia dimenticata in un atto di riscatto estetico. Sebbene il pubblico lo abbia conosciuto come musicista in progetti come Los Intocables, La Mississippi o Babel Orkesta, le sue vere radici creative affondano nelle arti visive. L'espressione visiva è stato il suo primo terreno. Prima degli accordi, il disegno. Prima dei palchi, tronchi d'albero intrecciati.
Autodidatta inquieto e sensibile, Yeyati ha frequentato workshop con figure come Antonio Pujía, León Ferrari e Diana Aisemberg, ma il suo lavoro non segue alcuna scuola formale. Si muove liberamente tra ceramica, collage, stencil e assemblaggio. La sua estetica si nutre di ciò che altri scartano: manifesti stradali, scarti di ferro, gambe di mobili, bronzi e legno invecchiato. Un cassonetto è stato il suo primo museo. Poi sono arrivati i mercatini delle pulci, dove continua a collezionare resti per i suoi pezzi unici.
Nelle sue opere, cani, uccelli, musicisti, regine, cavalli e maghi coesistono, come se ogni figura emergesse da una storia più antica dell'oggetto stesso. Il suo repertorio è popolato di personaggi che emergono dal collage con la forza di un sogno lucido. Non cerca di imitare la realtà, ma di reincarnarne frammenti. Come ha descritto il curatore Rodrigo Alonso, la sua arte è una "filosofia vitale", un gesto che sfida il consumismo e abbraccia la possibilità di far rivivere ciò che è dimenticato.
Il colore, presente con sorprendente intensità nelle sue opere recenti, è arrivato attraverso un cambiamento interiore: l'incontro con Milo Lockett, che ha ridefinito non solo la sua tavolozza, ma anche il suo modo di condividere il suo universo. Da allora, l'opera di Yeyati pulsa di un'energia più giocosa, senza perdere la sua profondità simbolica.
Yeyati non si limita a creare immagini: costruisce un'archeologia emozionale a partire dai resti della vita quotidiana. Ogni opera è una storia fatta di tempo, memoria e scarti; un atto di salvataggio che restituisce umanità alla materia. Da quel gesto – profondamente plastico e profondamente umano – la sua arte parla a chi è disposto a guardare oltre la superficie.
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