Elvis, 2022
Pittura : collage, media misti · 53 x 38 x 1 cm 20.9 x 15 x 0.4 inch
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A proposito dell'opera
Tipo
Pittura : Opera d’arte unica
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Opera firmata a mano
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Dimensioni ( cm • inch )
53 x 38 x 1 cm 20.9 x 15 x 0.4 inch Altezza x Larghezza x Profondità
Venduta da
Galleria d'arte
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Venditore certificato dal 2023 • Top Seller
Descrizione
Elvis obra de Zeta Yeyati, una presenza iconica in dialogo con la memoria
Elvis obra de Zeta Yeyati emerge come un'immagine carica di forza simbolica, in cui la figura maschile appare come un archetipo piuttosto che come un ritratto letterale. L'opera propone una riflessione visiva sull'uomo inteso come mito quotidiano, una presenza che condensa memoria identitaria e proiezione culturale. Elvis non è qui un personaggio specifico, ma una costruzione poetica che rimanda alla traccia che certe figure lasciano nell'immaginario collettivo. Attraverso questa rappresentazione, Yeyati usa l'arte per dimostrare che trasformare elementi di scarto in qualcosa di prezioso è possibile per tutti e che lavorare con consapevolezza può generare un cambiamento positivo. L'opera intitolata Elvis è realizzata con tecnica mista, stencil acrilico e collage su carta, di dimensioni 38x53 cm. La composizione è definita da semplicità ed equilibrio, con un uso libero dello spazio compositivo che rafforza uno stile visivo singolare e riconoscibile. La sintesi formale funge da risorsa espressiva, mentre la disposizione degli elementi costruisce narrazioni implicite. Tecniche miste e strumenti vari generano effetti di superficie in cui appaiono assemblaggi e i materiali vengono poeticamente trasformati. Un tono giocoso, con umorismo e nostalgia, ispira storie magiche e mondi immaginari supportati da macchie pittoriche, pennellate, texture, trasparenze e ampi piani cromatici. Il personaggio maschile che guida la scena è definito da contorni essenziali e da occhi che diventano un tratto distintivo. La palette di colori giallo, rosso, arancione e bianco aggiunge energia e calore all'immagine.
Una biografia plasmata dalla materia e dal gesto
Zeta Yeyati, nato a Burzaco nel 1965, è un artista visivo che trasforma materiali di recupero in opere ricche di poesia visiva. Sebbene abbia costruito una carriera riconosciuta come musicista, il suo primo impulso creativo è emerso nelle arti visive, dove fin dall'infanzia ha esplorato il disegno e la lavorazione del legno. Quel legame precoce con la materia e l'immagine definisce un'essenza artistica caratterizzata da curiosità e sperimentazione costante.
Elvis obra de Zeta Yeyati e la poesia dell'oggetto trovato
In Elvis obra de Zeta Yeyati diventa evidente un processo creativo che trasforma ciò che altri scartano in linguaggio visivo. Formatosi al di fuori di contesti accademici, l'artista combina collage e assemblaggi con tecniche diverse per creare opere uniche che non seguono una scuola fissa. La sua materia prima proviene da resti urbani e oggetti trovati che conservano la memoria e si integrano nell'opera d'arte come strati di significato. Questa libertà tecnica e concettuale rafforza un'identità artistica fondata sull'esplorazione e sull'onestà espressiva.
L'immagine che dura
Elvis obra de Zeta Yeyati si presenta come un'opera che invita alla contemplazione del potere simbolico della semplicità e del riuso. La figura maschile, la composizione equilibrata e la carica emotiva dei materiali convergono in un'opera che trascende il visivo per abitare il regno della memoria e dell'immaginazione. In quest'opera la trasformazione diventa messaggio e l'immagine rimane come un'eco sensibile che collega passato, presente e possibilità.
Presentazione
Zeta Yeyati (Burzaco, 1965) è un artista visivo che ha trasformato il riciclo in un linguaggio poetico e la materia dimenticata in un atto di riscatto estetico. Sebbene il pubblico lo abbia conosciuto come musicista in progetti come Los Intocables, La Mississippi o Babel Orkesta, le sue vere radici creative affondano nelle arti visive. L'espressione visiva è stato il suo primo terreno. Prima degli accordi, il disegno. Prima dei palchi, tronchi d'albero intrecciati.
Autodidatta inquieto e sensibile, Yeyati ha frequentato workshop con figure come Antonio Pujía, León Ferrari e Diana Aisemberg, ma il suo lavoro non segue alcuna scuola formale. Si muove liberamente tra ceramica, collage, stencil e assemblaggio. La sua estetica si nutre di ciò che altri scartano: manifesti stradali, scarti di ferro, gambe di mobili, bronzi e legno invecchiato. Un cassonetto è stato il suo primo museo. Poi sono arrivati i mercatini delle pulci, dove continua a collezionare resti per i suoi pezzi unici.
Nelle sue opere, cani, uccelli, musicisti, regine, cavalli e maghi coesistono, come se ogni figura emergesse da una storia più antica dell'oggetto stesso. Il suo repertorio è popolato di personaggi che emergono dal collage con la forza di un sogno lucido. Non cerca di imitare la realtà, ma di reincarnarne frammenti. Come ha descritto il curatore Rodrigo Alonso, la sua arte è una "filosofia vitale", un gesto che sfida il consumismo e abbraccia la possibilità di far rivivere ciò che è dimenticato.
Il colore, presente con sorprendente intensità nelle sue opere recenti, è arrivato attraverso un cambiamento interiore: l'incontro con Milo Lockett, che ha ridefinito non solo la sua tavolozza, ma anche il suo modo di condividere il suo universo. Da allora, l'opera di Yeyati pulsa di un'energia più giocosa, senza perdere la sua profondità simbolica.
Yeyati non si limita a creare immagini: costruisce un'archeologia emozionale a partire dai resti della vita quotidiana. Ogni opera è una storia fatta di tempo, memoria e scarti; un atto di salvataggio che restituisce umanità alla materia. Da quel gesto – profondamente plastico e profondamente umano – la sua arte parla a chi è disposto a guardare oltre la superficie.
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