Gato mirando, 2024
Pittura : collage, media misti · 70 x 50 x 1 cm 27.6 x 19.7 x 0.4 inch
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A proposito dell'opera
Tipo
Pittura : Opera d’arte unica
Condizione
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Firma
Opera firmata a mano
Tecnica e supporto
Dimensioni ( cm • inch )
70 x 50 x 1 cm 27.6 x 19.7 x 0.4 inch Altezza x Larghezza x Profondità
Venduta da
Galleria d'arte
Referenze
Venditore certificato dal 2023 • Top Seller
Descrizione
Origini della visione e una sensibilità plasmata dalla trasformazione
Cresciuto a Burzaco, Zeta Yeyati ha sviluppato un rapporto precoce e duraturo con la creazione creativa. Molto prima che la musica diventasse parte della sua identità pubblica, ha esplorato il disegno e la lavorazione del legno come forme di espressione primarie. Come artista visivo argentino, il suo lavoro è caratterizzato da una sensibilità distintiva e da un coinvolgimento poetico con i materiali di riciclo. Nel suo linguaggio visivo, gli elementi di scarto non sono periferici, ma centrali. Questo approccio va oltre l'estetica, fungendo da posizione riflessiva nei confronti della vita contemporanea e dei suoi modelli di consumo.
Il gatto che mira l'opera di Zeta Yeyati, il linguaggio del recupero incarnato
Il gatto che mira l'opera di Zeta Yeyati offre un chiaro riflesso dell'ethos creativo dell'artista. Autodiretto e guidato dall'esplorazione, costruisce mondi visivi in cui la libertà formale incontra la consapevolezza materiale. Sebbene il suo percorso abbia incrociato artisti come Pujía, Ferrari e Aisemberg, il suo lavoro resiste all'imitazione e mantiene una voce inconfondibilmente personale. In quest'opera, frammenti di carta, legno, metallo e resti urbani sono assemblati in un'immagine intrisa di nostalgia e sottile umorismo. Il gatto, simbolo ricorrente in tutte le culture, diventa qui intimo e universale. Il suo sguardo è deliberato piuttosto che passivo, suggerendo vigilanza, tutela e sfida. Attraverso dettagli decorativi, segni pittorici e una disposizione spaziale non convenzionale, Yeyati costruisce una narrazione che si dispiega senza parole. Come in gran parte della sua produzione, fantasia e realtà si intersecano, generando significato dalla loro sovrapposizione. "Gatto che mira l'opera di Zeta Yeyati" lascia un'eco visiva duratura che rimane presente oltre il momento della visione.
Un'arte che osserva dai margini e ne rimodella il significato
"Gatto che mira l'opera di Zeta Yeyati" ci ricorda che il potere artistico spesso nasce da ciò che viene ignorato o scartato. Quest'opera funziona come una silenziosa dichiarazione, ponendo domande attraverso il silenzio. Il gatto diventa una metafora dell'attenzione, dei sottili misteri insiti nell'esistenza quotidiana e del potenziale trasformativo di gesti modesti. Attraverso un linguaggio visivo costruito su macchie, strati traslucidi e materiali di recupero trattati con cura, Zeta Yeyati crea immagini che risuonano senza spettacolarità. Questo dipinto incoraggia un cambiamento nella percezione, suggerendo che ciò che è stato trascurato può ancora avere la capacità di sorprendere. In ogni texture e linea si cela la convinzione che vedere in modo diverso sia il primo passo verso il cambiamento.
Presentazione
Zeta Yeyati (Burzaco, 1965) è un artista visivo che ha trasformato il riciclo in un linguaggio poetico e la materia dimenticata in un atto di riscatto estetico. Sebbene il pubblico lo abbia conosciuto come musicista in progetti come Los Intocables, La Mississippi o Babel Orkesta, le sue vere radici creative affondano nelle arti visive. L'espressione visiva è stato il suo primo terreno. Prima degli accordi, il disegno. Prima dei palchi, tronchi d'albero intrecciati.
Autodidatta inquieto e sensibile, Yeyati ha frequentato workshop con figure come Antonio Pujía, León Ferrari e Diana Aisemberg, ma il suo lavoro non segue alcuna scuola formale. Si muove liberamente tra ceramica, collage, stencil e assemblaggio. La sua estetica si nutre di ciò che altri scartano: manifesti stradali, scarti di ferro, gambe di mobili, bronzi e legno invecchiato. Un cassonetto è stato il suo primo museo. Poi sono arrivati i mercatini delle pulci, dove continua a collezionare resti per i suoi pezzi unici.
Nelle sue opere, cani, uccelli, musicisti, regine, cavalli e maghi coesistono, come se ogni figura emergesse da una storia più antica dell'oggetto stesso. Il suo repertorio è popolato di personaggi che emergono dal collage con la forza di un sogno lucido. Non cerca di imitare la realtà, ma di reincarnarne frammenti. Come ha descritto il curatore Rodrigo Alonso, la sua arte è una "filosofia vitale", un gesto che sfida il consumismo e abbraccia la possibilità di far rivivere ciò che è dimenticato.
Il colore, presente con sorprendente intensità nelle sue opere recenti, è arrivato attraverso un cambiamento interiore: l'incontro con Milo Lockett, che ha ridefinito non solo la sua tavolozza, ma anche il suo modo di condividere il suo universo. Da allora, l'opera di Yeyati pulsa di un'energia più giocosa, senza perdere la sua profondità simbolica.
Yeyati non si limita a creare immagini: costruisce un'archeologia emozionale a partire dai resti della vita quotidiana. Ogni opera è una storia fatta di tempo, memoria e scarti; un atto di salvataggio che restituisce umanità alla materia. Da quel gesto – profondamente plastico e profondamente umano – la sua arte parla a chi è disposto a guardare oltre la superficie.
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