Reina del viento, 2023
Pittura : collage, media misti · 68 x 96 x 1 cm 26.8 x 37.8 x 0.4 inch
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A proposito dell'opera
Tipo
Pittura : Opera d’arte unica
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Opera firmata a mano
Tecnica e supporto
Dimensioni ( cm • inch )
68 x 96 x 1 cm 26.8 x 37.8 x 0.4 inch Altezza x Larghezza x Profondità
Venduta da
Galleria d'arte
Referenze
Venditore certificato dal 2023 • Top Seller
Descrizione
Una figura che governa l'istante attraverso la leggerezza
Reina del viento (Regina del vento) entra nello sguardo dello spettatore con morbidezza e potere allo stesso tempo. Quest'opera in tecnica mista su carta di 96x68 cm, che combina acrilico, stencil e collage, ritrae una figura femminile che sembra fluttuare attraverso un invisibile paesaggio interiore. Non è semplicemente una donna, ma un simbolo: una regina senza trono, sovrana del silenzio e della memoria. La nozione di "Reina del viento" si esprime attraverso trame stratificate, linee grafiche essenziali e una temperatura cromatica delicata costruita con arancioni, marroni, bianchi e neri. La figura, definita da tratti minimi, domina il campo visivo con una presenza che sembra tratta da una leggenda o da un racconto dimenticato. La composizione è caratterizzata da armonia, gesti espressivi e ibridismo grafico-pittorico. Come sempre nel lavoro di Yeyati, i materiali stessi raccontano una storia. Recuperati dalla strada o dal mercato, rinascono come frammenti poetici che formano il corpo dell'immagine. In Reina del viento, lo scarto viene nobilitato e trasformato in poesia visiva. Questa regina regna non con la forza, ma con la presenza.
Un linguaggio plasmato dal legno, dal disegno e dalla memoria Zeta Yeyati, nato a Burzaco nel 1965, è un artista visivo argentino il cui istinto creativo è iniziato nell'infanzia con il disegno e la lavorazione del legno. Pur essendo noto anche per la sua musica, la sua arte visiva si è evoluta in parallelo, spinta dall'intuizione e dall'attenzione per gli oggetti trascurati. La sua pratica è radicata in un'etica poetica, dove l'obliato diventa essenziale e i piccoli gesti divententano significativi.
Reina del viento, opera di Zeta Yeyati, come libera espressione di identità e simbolo Reina del viento rivela la libertà e l'intuizione del suo processo artistico. Autodidatta ed esploratore, ha sviluppato il suo linguaggio al di fuori dei sistemi accademici, attingendo sia dai materiali di strada che dall'apprendimento con i grandi maestri. Ceramica, stencil, carta, metallo ossidato e oggetti carichi di memoria sono i suoi strumenti. In questo pezzo, la figura femminile diventa un simbolo: stilizzata, essenziale, quietamente potente. L'economia visiva del ritratto contrasta con l'intensità delle sue trame. L'opera narra senza narrazione. È fatta di vento, di frammenti, di presenza. Reina del viento dimostra la capacità dell'artista di costruire un mondo a partire da ciò che resta.
Il vento come memoria e la regina come metafora visiva Quest'opera parla attraverso la suggestione. La regina del vento fluttua tra realtà e sogno, tra l'ora e il sempre. In lei, Zeta Yeyati condensa la sua visione estetica: una celebrazione del poetico e del recuperato. Non comanda con grandiosità ma con quiete. Nel suo silenzio, invita alla riflessione. Reina del viento non è solo un dipinto, ma un atto sottile di sovranità sull'invisibile.
Presentazione
Zeta Yeyati (Burzaco, 1965) è un artista visivo che ha trasformato il riciclo in un linguaggio poetico e la materia dimenticata in un atto di riscatto estetico. Sebbene il pubblico lo abbia conosciuto come musicista in progetti come Los Intocables, La Mississippi o Babel Orkesta, le sue vere radici creative affondano nelle arti visive. L'espressione visiva è stato il suo primo terreno. Prima degli accordi, il disegno. Prima dei palchi, tronchi d'albero intrecciati.
Autodidatta inquieto e sensibile, Yeyati ha frequentato workshop con figure come Antonio Pujía, León Ferrari e Diana Aisemberg, ma il suo lavoro non segue alcuna scuola formale. Si muove liberamente tra ceramica, collage, stencil e assemblaggio. La sua estetica si nutre di ciò che altri scartano: manifesti stradali, scarti di ferro, gambe di mobili, bronzi e legno invecchiato. Un cassonetto è stato il suo primo museo. Poi sono arrivati i mercatini delle pulci, dove continua a collezionare resti per i suoi pezzi unici.
Nelle sue opere, cani, uccelli, musicisti, regine, cavalli e maghi coesistono, come se ogni figura emergesse da una storia più antica dell'oggetto stesso. Il suo repertorio è popolato di personaggi che emergono dal collage con la forza di un sogno lucido. Non cerca di imitare la realtà, ma di reincarnarne frammenti. Come ha descritto il curatore Rodrigo Alonso, la sua arte è una "filosofia vitale", un gesto che sfida il consumismo e abbraccia la possibilità di far rivivere ciò che è dimenticato.
Il colore, presente con sorprendente intensità nelle sue opere recenti, è arrivato attraverso un cambiamento interiore: l'incontro con Milo Lockett, che ha ridefinito non solo la sua tavolozza, ma anche il suo modo di condividere il suo universo. Da allora, l'opera di Yeyati pulsa di un'energia più giocosa, senza perdere la sua profondità simbolica.
Yeyati non si limita a creare immagini: costruisce un'archeologia emozionale a partire dai resti della vita quotidiana. Ogni opera è una storia fatta di tempo, memoria e scarti; un atto di salvataggio che restituisce umanità alla materia. Da quel gesto – profondamente plastico e profondamente umano – la sua arte parla a chi è disposto a guardare oltre la superficie.
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