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Sviluppo una riflessione sulle possibilità offerte dall'inchiostro di china, esplorando la fluidità del tratto e l'intensità del nero. Le mie creazioni contemporanee prolungano la pratica tradizionale dell'inchiostro e della calligrafia per portarla progressivamente verso l'astrazione lirica, dove il gesto diventa libero, spontaneo e intuitivo. Ciò che mi interessa particolarmente è lo spazio tra i tratti, la ricerca di un equilibrio tra i pieni e i vuoti, tra la potenza del nero e la presenza dello sfondo. Le forme che appaiono possono evocare caratteri di una scrittura ideografica senza mai cercare di costituire un linguaggio leggibile. La calligrafia diventa allora uno degli elementi di una struttura più vasta e si trasforma in rappresentazione astratta. Attraverso questa ricerca, costruisco progressivamente un linguaggio plastico personale in cui il tratto conserva la spontaneità del gesto pur sviluppando una vera vitalità visiva. L'uso dell'acrilico per ottenere un risultato simile a quello dell'inchiostro risulta quant'altro da un equilibrio alchemico fragile, tra padronanza della materia e libertà del movimento. In ogni mia opera, il nero agisce come vettore di senso. Struttura lo spazio senza imprigionarlo e lascia volontariamente spazio all'interpretazione. Lo spettatore è così invitato a guardare oltre il gesto, a percorrere gli spazi lasciati liberi e a proseguire le proprie interrogazioni.