Scultura in bronzo
Da Mourre mostra gli eccessi delle società umane e la necessità di un rapido cambiamento per evitare l'inevitabile scoppio di situazioni estreme e per affrontare la finitezza programmata dell'Uomo causata da una natura devastata. Per rappresentare l'impatto dell'uomo sul suo ambiente, Da Mourre ha creato le serie di propagazione e impregnazione, come César e la sua serie di compressione ed espansione. A sostegno del suo approccio, a differenza dell'artista Christo che confezionava le opere per mostrarle,
Da Mourre scarta un tombino posto su una tela su cui è impressa la sua impronta arrugginita per mostrarne l'assenza. Per questo l'artista si posiziona come un archeologo di un futuro molto lontano che vorrebbe scoprire tracce e fossili dell'era dell'Antropocene. Il chiusino, che per l'artista simboleggia la civiltà umana industriale, viene così declinato attraverso diverse tecniche.
Per la sua antinomia, l'oggetto ci permette di evidenziare gli estremi osservati nella nostra Società. La conseguenza è la comparsa della ruggine che risulta dalla distruzione del metallo, base della nostra società contemporanea. Possiamo vedere le sue opere come le impronte fossilizzate di un'era industriale che perse significato e fu distrutta. I pezzi che espone uniscono, nella loro totale contemporaneità, una sorta di richiamo all'arte primitiva, una nuova prima arte post-crollo. Il pubblico è sfidato dall'estetica delle opere che si abbina all'oscurità dell'osservazione; quando il visitatore si concentra sulla tecnica utilizzata, allora gli diventa evidente l'assoluta coerenza dell'insieme.
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