La Loire tropicale, Mangrove 002, 2024
Pittura : acrilico · 40 x 50 x 2 cm 15.7 x 19.7 x 0.8 inch · Pronte da appendere
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Dimensioni ( cm • inch )
40 x 50 x 2 cm 15.7 x 19.7 x 0.8 inch Altezza x Larghezza x Profondità
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Descrizione
In "Tropical Loire, Prodrome 001", Patrick Santoni opera un radicale cambiamento nel paesaggio, sia geografico che mentale. A prima vista, la composizione si dispiega in strati orizzontali di colore – blu saturi, verdi acidi, rosa minerali – stabilendo un ritmo lento, quasi meditativo. Ma questa apparente serenità è ingannevole. Sotto la superficie, l'opera è permeata da una tensione concettuale che trasforma la pittura in uno spazio critico.
Santoni tratta qui la pittura come un campo di forze. Le fasce cromatiche, di una precisione quasi architettonica, evocano sia la tradizione della pittura di paesaggio sia la sua astrazione contemporanea. L'orizzonte, motivo classico nella storia dell'arte occidentale, è mantenuto ma instabile: scivola, si raddoppia, si frammenta. La mangrovia – ecosistema per definizione ibrido e anfibio – diventa metafora pittorica. Le forme vegetali stilizzate, con le loro radici filiformi, sembrano fluttuare tra immersione ed emersione, come se la tela stesse catturando un momento cruciale.
Il sentimento che emana dall'opera è volutamente ambiguo. Una dolcezza cromatica, quasi edonistica, convive con un'inquietudine ovattata. La Loira, fiume emblematico dell'immaginario francese, viene qui "tropicalizzata": non per esotismo, ma come proiezione politica. Santoni anticipa un mondo alterato dal cambiamento climatico, dove i punti di riferimento geografici e culturali vengono ridefiniti. Il paesaggio non è più un luogo di contemplazione, ma un sintomo.
Questa serie si inserisce in una lunga storia della pittura paesaggistica, ma allo stesso tempo la rivolta contro se stessa. Vi si possono scorgere echi di astrazioni post-pittoriche, della pittura a campi di colore americana e anche dei paesaggi mentali del modernismo europeo. Eppure Santoni rifiuta ogni nostalgia formale. La sua pittura è concettuale nelle sue intenzioni, politica nelle sue implicazioni e risolutamente contemporanea nella sua economia di mezzi.
"La Loira Tropicale, Prodromo 001" afferma così la pittura come strumento critico, capace di articolare il sensoriale e il speculativo. Nell'opera di Santoni, il colore non è mai decorativo: è un elemento ideologico. Il paesaggio diventa territorio di finzione, dove, strato su strato, si scrive la storia incerta del nostro presente.
Presentazione
Patrizio Santoni vive e lavora nella regione angioina. La sua ispirazione deriva da ciò che percepisce come l'incoerenza del mondo in cui vive.
Proveniente dalle Belle Arti, sezione architettura, inizia il lavoro artistico all'inizio degli anni '80 Influenzato dalla libertà tematica e grafica della Street Art, Figurazione Libera, Figurazione Narrativa, rivendica tuttavia un approccio tecnico classico (vetratura, sfumato, chiaroscuro). ), quest'ultimo permettendogli di prendere le distanze dalla sua soggettività e al di là di ogni possibilità affettiva. Questa manipolazione figurativa e tecnica mira a estrarre un'inquietante stranezza dalla svolta della realtà e a provocare domande da parte dello spettatore.
Agli inizi degli anni 2000, la serie “Binged Birds” inaugura una forma pittorica ispirata alla Pop Art. Cattura il formalismo di etichette e manifesti e poi disegna tele che organizza come manifesti con slogan provocatori. Nel 2010 torna ai suoi fondamenti: paesaggi e architettura costituiscono gli elementi nodali attraverso i quali d'ora in poi metterà in discussione l'esistenza. Le opere delle serie “Horizons”, “Piscines” e “Reparations” si sono susseguite da allora al ritmo della scrittura del mondo e della storia, offrendo ciascuna una variazione estetica al servizio del soggetto.
Dall'architettura trae metodi concettuali e un rigore plastico che applica alla composizione delle sue opere. Dal paesaggio ricava il suo materiale narrativo. Ma, cogliendo fin dall'inizio la sfida della multimedialità, utilizza immagini provenienti da tutti i media, dall'immaginario televisivo e fotografico a Google Maps, che manipola digitalmente prima di trascriverle sulla tela. L'esilio, lo sradicamento, l'abbandono, le rovine, la macchia mediterranea invadente, la polvere dell'estate, eredità delle sue origini corse, punteggiano le sue immagini.
Le sue immagini, sia semplici che complesse, presentano un universo la cui illusione estetica non fa altro che gettarci nell'abisso oceanico che la nostra epoca scrive.
L'accostamento di linee nette e sfocate, la concatenazione di inquadrature, l'organizzazione di elementi metonimici confondono la logica della percezione.
Il confine tra realtà e realtà diventa una costa e dà vita a un universo al confine dell'ucronia, dove la speranza si scontra con un mondo pigro, ordinato dalla disciplina dell'estetica da cui sfuggono significato e realtà.
Le sue opere riflettono – quasi un'anamorfosi – il silenzio rumoroso e carico di incertezza del nostro tempo ma anche il particolare rapporto tra l'Uomo e il paesaggio.
L'artista desidera interrogare i suoi contemporanei sui loro paradossi, sulle loro scelte per il futuro.
Alcune sue opere fanno parte di numerose collezioni private negli Stati Uniti e in Europa. Uno di questi, “Man Behind the Mask”, fa parte della collezione TAFM (Taipei Fine Arts Museum in Taiwan) dal 2004.
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