PLP_54-145, 2025
Pittura : acrilico, carbone, cemento · 80 x 100 x 5 cm 31.5 x 39.4 x 2 inch · Pronte da appendere
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Recensioni verificate : 9.6/10
A proposito dell'opera
Tipo
Pittura : Opera d’arte unica
Condizione
Opera venduta in perfette condizioni, non incorniciata, pronta da appendere
con telaio
Autenticità
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Firma
Opera firmata a mano
Dimensioni ( cm • inch )
80 x 100 x 5 cm 31.5 x 39.4 x 2 inch Altezza x Larghezza x Profondità
Venduta da
Galleria d'arte
Galleria d'arte professionale • Francia
Referenze
Venditore certificato dal 2017
Descrizione
Cemento, gesso, pietra nera e acrilico su tela.
La sua ricerca opera all'intersezione tra struttura algoritmica e gesto analogico, con l'errore che funge da protocollo creativo. Numero e parola diventano materiali, motivi, sintassi visiva alterata, un campo di dati deliberatamente degradato. L'immagine non è più accettata come rappresentazione, ma come un sistema instabile, un luogo di attrito tra codificazione e collasso di significato. Il piano diventa una zona di fallimento attivo, dove l'errore non viene più respinto, ma integrato come modello di produzione. È in questa sfocatura della leggibilità che l'opera trova la sua forza. Le composizioni esplorano la porosità tra dati tecnici e linguaggio sensoriale, tra algoritmo e intuizione. Ogni esperimento (scrittura, disegno, arte digitale o pittura) rivela un tentativo di negoziazione tra protocollo e incidente. La speranza, se esiste, si annida in queste instabilità, in questi margini in cui l'immagine cessa di obbedire e inizia a manifestarsi in modo diverso.
Il punto come pixel, parassita o accento. La linea come flusso incerto o frattura. Il piano, uno spazio di conflitto, dispersione e ricodificazione. Il tutto esiste al confine tra astrazione e figurazione, tra linguaggio codificato e gesto pittorico. La sua arte assomiglia a un perpetuo tentativo di correggere i propri errori.
Presentazione
Apprendere, padroneggiare le tecniche (pittoriche), lasciarsi rassicurare dal contatto con esse, e infine abbandonarle, prima inconsciamente poi del tutto assunte, in favore di un'estetica dell'errore; questo è stato il suo viaggio come artista visivo. Da diversi anni la sua ricerca ruota attorno alla valorizzazione formale dei fallimenti, degli errori, degli spropositi e delle goffaggini. L'immagine danneggiata sembrerà sempre più ricca di un'immagine pulita. Cerca la colpa che non può essere provocata ma nasce percorrendo strade sconosciute, assumendosi dei rischi. Ha fiducia nella sperimentazione e si pone come osservatore degli effetti provocati dalle sue azioni alla ricerca di una composizione equilibrata. In questo senso non si tratta tanto di affidarsi al caso, quanto di nutrire la propria arte dalle circostanze che si presentano durante la creazione. Anche Claude Billès attribuisce più importanza agli incidenti incontrati e integrati consapevolmente che al raggiungimento di un obiettivo formale.
La sua arte è un costante recupero dei suoi errori.
A volte al confine dell'astrazione, il suo lavoro è sempre, in un modo o nell'altro, in contatto diretto con la realtà, sia nella sua rappresentazione che nella sua cattura tangibile per formare produzioni composite e ibride: dipinti che integrano cavo, oggetti, filo, rivista frammenti… Anche la produzione di immagini digitali risponde a questa nozione di strati e impilamento di dati della realtà. L'artista visivo sovrappone strati di foto di oggetti, paesaggi, trame. Il software di elaborazione delle immagini offre un numero infinito di combinazioni, fusioni e densità di trasparenza degli strati. È solo la manipolazione che ci permette di prevedere i risultati. Non riesce a pensare all'immagine finale, è costruita davanti ai suoi occhi, solo l'armonia detterà la fine della ricerca.
La scelta del mezzo non viene fatta in base a ciò che vuole esprimere ma è legata alle circostanze della creazione e proprio ai vincoli del momento: materiali, attrezzature, tempo a disposizione. In questo senso non ci sono scuse per non creare.
Indipendentemente dagli strumenti e dalla tecnica, il suo lavoro è sempre il risultato di un momento in cui le parole chiave sono costrizione, sperimentazione, incidente e, in definitiva, equilibrio. Tutto è capace di diventare un atto creativo, a patto di voler guardare le cose e ricavarne una composizione. La sua ambizione è quella di sviluppare una produzione intrinsecamente multidisciplinare in cui tutto è potenzialmente materia prima e ancorata a un'estetica di valorizzazione dell'errore.
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