Scultura in bronzo
Alcuni giocano a carte, fanno puzzle, provano il sudoku mentre altri saldano, dissaldano e risaldano… Jean-Marc è uno di questi…
I suoi soggetti sono intimi e universali, il suo universo scultoreo è allungato, come il personaggio... un palo alto, un po' imbronciato e dannatamente scontroso! Jean-Marc Martinez è uno scultore per natura, lo è anche per il suo comportamento.
Te lo dico io, questo ragazzo è un "metalmeccanico"!
Per la gioia dei suoi collezionisti, ci stupisce con le sue “Elégantes”: sculture femminili, vestite di grazia; dei suoi “Totem”: sculture che sembrano raschiare il cielo con uno sguardo futuristico.
Lo tranquillizza e lo sconcerta come un bambino... È giubilante, con la saldatrice come unica compagna.
Basta osservarlo durante le sue numerose mostre: posiziona, sposta, dispone, disturba, schiaccia, cancella come un moccioso le sue sculture; sembra dire come Mr Loyal: “Tutti in pista e che lo spettacolo abbia inizio!”.
Te lo ripeto, con Jean-Marc l'infanzia non è mai lontana!
Il suo lato dispettoso fa di lui un sovversivo, colui che infrange tutti i codici in vigore. Dal suo primo lavoro di saldatura, l'artigiano insoddisfatto è diventato l'artista virtuoso che fa esplodere gli schemi troppo angusti della sua arte, dandole una nuova dimensione.
L'artista lavora in 3 dimensioni: dai mobili contemporanei, seguendo le orme di questi illustri scultori come Diego Giacometti, François-Xavier Lalanne o Garouste e Bonetti... alle sculture intime e commemorative (si pensi a quella in omaggio all'Abbé Pierre ) e altri dipinti-sculture... Tutto in Jean-Marc è personificato, tutto prende vita nelle sue mani e la forma diventa ossea.
La sua scultura non è isterica, è serena e le sue curve hanno l'umanità della sua opera plastica.
L'artista è inquieto, ma le sue tribù sono un campo di materia.
Penso che scolpire sia una professione, ma per Jean-Marc è l'artigianato ad avere un contenuto.
La sua statuaria è una dualità costruita tra istinto e ragione, tra classicismo e avanguardia; è il marchio di fabbrica di Jean-Marc Martinez. Questo intimo connubio tra sensibilità e gesto che rende grande l'artista.
È il ferro che detta la forma dell'insieme; di questi pezzi di metallo che non somigliano a nulla, ma che hanno già i tratti di ciò che non ha ancora una figura, che vengono scelti, accostati per le loro affinità con il volume emergente.
Per scongiurare il vuoto, l'artista manipola i formati e i materiali più diversi. La sua storia personale è fatta di piccoli dettagli e grandi avventure, che ci catapultano in una cosmogonia incantata.
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