Nato in Vietnam, nutrito dalla controcultura americana e dall'estetica della New Wave, Bernard Plossu voleva diventare un regista a metà degli anni Cinquanta. Questo appassionato di cinema informato e appassionato era un fotografo negli anni '60. Dal 1960 al 1965 frequenta la Cinémathèque dove vede i classici di Dreyer, Bergman, Buñuel, Eisenstein, Bresson e ovviamente Truffaut, Godard, Jessua. Si interessa anche al Neorealismo italiano e al western. Impara l'immagine attraverso il cinema. È un fotografo atipico e inclassificabile che dall'inizio degli anni Sessanta ripercorre il suo viaggio solitario, ai margini del reportage, della fotografia plastica e della moda, "per essere, ci dice, allo stesso livello del mondo e di ciò che è accadendo. Per questo cineasta del momento, fotografo del movimento, la fotografia è il mezzo per collegare il pensiero alla conoscenza personale e fisica del mondo. Incontri casuali, strategie furtive e rapide dei sentimenti... Bernard Plossu ci mostra fino a che punto cogliamo il mondo attraverso il corpo e il corpo attraverso il mondo. Dal 1987 e per circa quindici anni ha percorso a piedi le distese desertiche del sud della Spagna. L'incontro con questo nuovo “giardino di polvere” prolunga le sue precedenti spedizioni nei deserti americani e del Sahara. Il vuoto, il silenzio nutrito di chiarezza e di fecondo vagabondare, la solitudine, il confronto con i ritmi estremi della natura fanno parte del viaggio iniziatico che filma e fotografa come una sinfonia naturale. Bernard Plossu ha tracciato la propria strada, costruito una propria grammatica fotografica, fedele ai suoi primi amori, rifiutando l'aneddoto della vita reale e il totalitarismo degli inventari. La fotografia diventa indice di qualcosa di vicino e aperto allo stesso tempo, intimo e impersonale, diventando attivista di una democrazia sensoriale, dove l'uomo, la materia, il culturale e l'organico si giustappongono.
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