Con Marc Gerenton, nessuna esposizione, nessun discorso, nessuna messa in scena, nessun desiderio di convincere o sedurre, solo presentare... L'artista ci apre un mondo di forme che dicono meglio delle parole, la vertigine dell'essere, la sua precarietà e una certa buffoneria inerente all'esistenza e alla cultura. Tra proposte e sfide, Marc Gerenton si pone nella condizione di dover trovare ciò che occuperebbe lo spazio messo in tensione tra due punti, nell'incavo vertiginoso di un'esistenza da ritrovare: dal piede alla mano, dall'infanzia alla ragione, e forse addirittura, dalla nascita alla morte. Si sfida a risolvere questa tensione, a fare del divario una possibilità di essere, come un tempo da trovare nel mezzo di un'azione che colloca nello spazio nelle sue sculture e nei suoi disegni. È una questione tanto umana quanto estetica, senza escludere la pluralità di questioni che affronta, che vanno da quelle tecniche a quelle politiche. Le sculture in filo di ferro di Marc Gerenton magnificano la presenza, allo stesso tempo monumentale e precaria, di queste figure suggerite dalla torsione delle sbarre di ferro battuto, presenza esaltata dalla pienezza dei piedi e delle mani in resina o bronzo. Anche Marc Gerenton non smette mai di disegnare e gli attribuisce un'importanza fondamentale nel suo lavoro, anche se è conosciuto più per le sue sculture che per i suoi disegni. Il disegno riassume la sua progettazione e la sua ricerca artistica: come passare da un punto all'altro e dare forma nell'esaurimento dell'inchiostro? Come giocare con il supporto, con la superficie, con la scrittura, con la materia, e creare forme o farle dialogare? Marc Gerenton accetta, per questo, di mescolare fonti, tecniche e di provocare la volontà della sua linea per evitare le consuete inflessioni. Tutto è calcolato!
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