Bruno Ulmer
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Bruno Ulmer

Francia

Biografia

Si potrebbe dire che la mia pratica artistica si basi solo su un’idea, o meglio, su un sentimento: quello dell’assenza, di ciò che è esistito, vissuto e di cui resta solo una traccia, un ricordo semicancellato. Nessuna nostalgia sterile, ma piuttosto tenerezza per la vanità delle cose che ci circondano e ci opprimono.


Sono sulla metropolitana di Parigi, una sera come tante altre, abitudinaria, affollata. Sulla banchina, gli operai sono al lavoro per smontare le pareti metalliche che ricoprono i muri della stazione. Con grande stupore, sotto queste mura si può scoprire un tesoro di ricordi. Immagini di grande formato (4 x 3 m) incollate direttamente sulle piastrelle bianche della metropolitana! Un flusso che mi trasporta via, mi proietta letteralmente nel passato.


Sono gli anni '90, ma ciò che vedo, ciò che mi attira, sono immagini degli anni '60, tracce annerite dalla polvere, manifesti di altri tempi. Tutto ritorna in una volta. Immagini pubblicitarie, cliché degli anni "felici", della vita "moderna", pubblicità e slogan semplicistici... Tutto mi torna in mente dalla mia infanzia... È impossibile immaginare anche solo per un secondo che questi manifesti, quasi congelati dagli anni, possano di nuovo scomparire.


La traccia mi appartiene, la faccio mia e senza pensarci due volte, freneticamente, strappo tutto quello che posso dai manifesti laceri. Con le mani insanguinate tiro, forzo, i manifesti cadono a pezzi ai miei piedi. Con ogni pezzo strappato appare una nuova immagine. Voglio dare nuova vita, insufflare nuova vita a queste tracce che gli occhi delle guardie giurate, degli operai, dei passanti sulla banchina considerano come scarti, come spazzatura... Un tesoro per me, una miniera di immagini su cui lavorare...

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