Scultura in bronzo
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È nel 2010, sotto uno pseudonimo iodato, “Ziph-King”, che l’artista issa la vela maestra dell’avventura fotografica. Ed è un ritorno alle origini. Perché in passato aspirava a diventare un pittore. Nella stessa insenatura dove aveva lasciato i pennelli e i tubetti di colore quindici anni prima, eccolo armato di una scatola digitale. A partire da zero. L'ebbrezza ritrovata, quella del mare aperto, della pagina bianca e del bohémien. Calano i primi ordini. Allestimenti, affreschi e poi i ritratti molto pittorici. Di duchesse, artisti, naufraghi, politici, ninfe e vicini di casa. Incontri immancabilmente che lo rassicuravano nell'idea di aver trovato il suo posto:
"Il ritratto. Per questo ho deciso di lasciare un "lavoro vero". Il ritratto è alchimia. Un misto di tecnica e speculazione. Luce per catturare l'emozione. Un processo che non porterà mai alla certezza, e questo è il bellezza dell’esercizio.”
Oggi il suo lavoro, che lui stesso definisce "piratesco", ha trovato eco nella cassa di risonanza artistica di una cerchia crescente di "amanti dell'arte". Ed è adesso con il suo vero nome che firma i suoi quadri fotografici, quelli che con orgoglio definisce i suoi “misfatti”.
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