Scultura in bronzo
Fin dall'inizio del percorso artistico di Cécile Beaupère, il corpo è stato un elemento essenziale. Era essenziale, inevitabile. Non solo il corpo come oggetto di rappresentazione, ma anche come attore. L'interesse di Cécile Beaupère nel posare per gli altri la interrogò e la portò, come artista, a fondere due atteggiamenti: essere artista e modella allo stesso tempo. Tutto in uno!
In questo caso potremmo parlare di autoritratto. Ma il nome Autonu è più appropriato, perché l'attenzione di Cécile Beaupère è concentrata più sulla sua anatomia che sulla sua identità. Attraverso questa serie, che pratica da molti anni, ha stabilito un vero e proprio metodo di lavoro: mentre assume pose di durata variabile, disegna se stessa, con l'aiuto dello specchio o senza. Nel primo caso il punto di vista è più distante e si sposta verso l'immagine offerta dal riflesso. Nel secondo caso, scivola lungo il corpo e la testa.
Ha combinato questi Autonus a tutti i tempi, diversificando i mezzi e i formati. I tempi di esposizione possono variare da pochi secondi a periodi più lunghi. Quindi, quando l'artista si prende il tempo di osservare e disegnare, è la modella che si irrigidisce e si stanca per mantenere la posa, ... mentre disegna. E se la durata stabilita è breve, è l'artista ad entrare in tensione, a dover correre contro il tempo. Insomma, una vera e propria lotta tra sé e sé. Una forma di doppia costrizione, di dissociazione psico-fisica che è sfida e performance.
Nella tradizione artistica, l'autoritratto nudo è stato trattato più raramente dai pittori rispetto all'autoritratto stesso, senza dubbio per pudore e/o per la mancanza di caratterizzazione individuale offerta dall'immagine del corpo. Conosciamo bene quelli di Dürer e Schiele, un po' meno quelli di Paula Modersohn o Alice Neel, realizzati utilizzando uno specchio. Nei suoi autoritratti nudi, l'artista americana Joan Semmel ne ha fatto a meno, ricorrendo alla macchina fotografica. Come in Cécile Beaupère, vi troviamo gli spostamenti dello spazio, l'amplificazione delle zone corporee più vicine allo sguardo, caratteristiche dell'autoritratto senza riflessione. D'altro canto, il processo di lavoro di Cécile si differenzia in quanto la sua pratica diretta del disegno avviene senza alcuna mediazione, nello splendore di un istante, nel disegno-posa.
Per quanto riguarda gli autoritratti animali dell'artista, essi non nascono tanto da un interesse per la favola o la fantasia; Sono lì come se fossero entrati con la forza. Personaggi che hanno approfittato di un ordine fatto all'artista per affermarsi. Lo sgomento, il lasciarsi andare, chissà, una rivalutazione di sé stessi, hanno fatto emergere questi esseri dalle profondità. Una rinascita, ma rinascita di cosa?
Questi fantastici raddoppi potrebbero essere sfuggiti a una linea familiare. Cécile Beaupère appartiene a una stirpe di pittrici che, di nonna, di madre e di figlia, si sono tramandate il testimone dell'arte. Sua nonna Germaine Théoleyre era una pittrice di animali. Si scopre che, lontano dallo studio, a Cécile piace disegnare gli animali che osserva nel paesaggio. Come sono entrati nella rappresentazione questi attori, fino a quel momento tenuti dietro le quinte? La serie inizia con volti di scimmie tremanti che si adattano al petto di una donna e ci fissano. A poco a poco, la stranezza di queste teste di scimmia, pur essendo vicine ai lineamenti umani, cede il passo ai volti più decisi del cane e del cavallo. I monotipi stringono la loro cornice attorno a questi volti che prendono vita, ci lasciano con un secondo sguardo, vivono la loro vita, si riflettono e si esprimono, fino a gridare in una luce spettrale il loro smarrimento e la loro angoscia.
Daniele GUTMANN
Scegli le tue preferenze
The best
of art, online
ACCEDI - REGISTRATI
Password dimenticata?
Non preoccuparti, inserisci il tuo indirizzo email e riceverai una email per reimpostare la tua password.
RitornoCarica un’immagine e scopri opere simili disponibili su Artsper