Scultura in bronzo
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Membro del FLAC (Lotois Forum of Contemporary Art)
“La pittura è per me necessaria come rituale rilassante. »
Anni di riflessione sull'atto del mostrare. Nessuna voglia di esporre... Dipingere e ricoprire subito la tela, non per pudore, ma per dare meno risonanza al ricordo... Poi, nel 1997, l'evidente bisogno di “mostrare”, di condividere.
Scene di vita interiore ed esteriore, meditata o spontanea, scritta o improvvisata, dove l'artista unisce la sua verità e la verità del mondo, il suo lato reale e il suo lato nascosto, attraverso una commedia burlesque intesa a raccontare la vita con serietà. e accenti malinconici, tracce di vita personale dove la derisione funge da mezzo. Raggiungi questo grado di serenità in cui la mente va oltre le difficoltà della vita quotidiana. Guado di tutti i sensi, trasportato da un soffio di vita misto ad una certa disperazione. Un susseguirsi di sequenze architettoniche che declinano così nel modo più oggettivo quella maniera disincarnata e personale che forse segnala maturità.
La linea contribuisce alla verticalità dell'architettura delle scene di vita per comprenderle meglio. Una linea di incisione delimita blocchi di silenzio alla maniera del deambulatorio che circonda lo spazio centrale dell'essere. Opacità di blocchi di silenzio, sintesi di un percorso di integrità, spesso difficile e incompreso. Tutto avviene come se il territorio del verbo venisse a inquadrare quello del pensiero, più neutro, emancipato dal visibile.
Attraverso il colore l'artista inventa la sua vertigine, crea spazi di silenzio, grandezza blu, profondità nere, violenza rossa, scricchiolii gialli. I suoi colori ispirano la parola, trasportano lo sguardo nel loro universo, invitano alla meditazione.
È necessario comportarsi in modo eccessivo con la pittura, complessa come la vita e il pensiero. Il suo lavoro unisce figurazione, astrazione e concettualismo I suoi oggetti e soggetti sono autobiografici. Il suo lavoro è legato alla sua nascita, alla sua infanzia, alla sua vita di madre, di donna, di cittadina, ai luoghi in cui ha vissuto, vive.
Si pone la questione della coesistenza della dimensione spirituale e della dimensione fisica della pittura, dell'incontro del corpo-soggetto con il corpo-oggetto, della loro interazione che dà vita all'opera, spesso a costo della sofferenza. Questa stimolante sofferenza della creazione governa una forma di fermezza, un'introversione inaccessibile che cerca di esteriorizzarsi. Non è un dolore paralizzante ma la madre nutriente di una volontà creativa fusa con la vita per salvarla...
Piroetta metafisica di essenza ottimistica: la creazione porta la vita! Da lì probabilmente deriva lo spasmo convulso da cui nascono le sue opere, da lì anche il nervosismo interiore del gesto che si lascia guidare da linee perentorie sulla superficie decisa della tela. Gli spazi, i volti, i corpi, gli esseri che lo circondano nella vita, si realizzano nella sua pittura in blocchi, personaggi, spazi, passaggi, solitudini, come strane metamorfosi della nostra mitologia.
Dipinti intimi che cantano il rinnovamento di un impulso che affonda le sue radici nell'esplorazione dell'intimo. La rottura, sempre. Figure che metamorfosano, finiscono per sbiadire e confondersi nello sfigurato, assumendo cioè una nuova identità?
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Un sottile meccanismo mentale, conscio od oscuro, riporta alla luce tracce antiche o recenti, estratte dalla memoria che sovrappone gli strati successivi della vita, l'alluvione del tempo.
Costruzioni dello spazio, superfici piatte, rilievi, collage, incisioni, linee che tuffano il conosciuto verso l'ignoto, segni, lettere, numeri, graffiti o geroglifici, fissando al linguaggio, all'alfabeto gestuale, i limiti della meccanicità del tempo e delle sue durata.
L'artista rappresenta: avvisa; grida.
Le densità reali creano spazi per contrastare l’infinito e il vuoto che spaventano gli esseri umani. Ai disperati richiami della memoria del mondo, Danie Faurie si ostina a rispondere con una memoria infinitamente personale. Non è la grandezza o la piccolezza degli uomini, delle opere, degli avvenimenti ad animare la vita confidenziale della sua pittura, ma ciò che, ai loro confini, stabilisce una contraddizione appena percettibile, l'impronta commovente e decisiva della loro fragilità. Della bellezza del mondo, delle grandiose architetture, del sublime dei paesaggi, conserva per sé, nella sua pittura, questi strani ricordi: i muri, i selciati, le finestre delle strade con le loro crepe, ferite, iscrizioni casuali degli uomini.
Più che sensuale, la sua pittura è carnale. Trabocca di questa materia per cui gli fa perdere la sua inerzia, per rafforzare l'oscura coscienza che abbiamo del mondo. Pittura dove la materia si lascia sorprendere nel suo contenuto, nel suo spessore, stratificandosi, lasciandosi intaccare, scalfire. Anche il colore diventa segno, fa il suo gioco come una grammatica.
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